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Il cervello che sogna: tra memoria, emozioni e ricerca scientifica

Il cervello che sogna: tra memoria, emozioni e ricerca scientifica

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Nuove ricerche mostrano come i sogni possano anticipare malattie e aiutare nei traumi

Ogni notte entriamo in un universo parallelo fatto di immagini, emozioni e narrazioni surreali: i sogni. Da secoli affascinano filosofi, artisti e scienziati, tanto che il 25 settembre è stata istituita la giornata mondiale dei sogni. Ma oggi, la ricerca neuroscientifica ci aiuta a capire sempre più a fondo perché sogniamo, come lo facciamo e cosa ci rivelano i sogni sulla nostra salute.

«Sognare non è un semplice "rumore" del cervello che riposa – spiega Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di medicina del sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele – ma una funzione fondamentale. Durante il sonno Rem, quando i sogni sono più intensi e bizzarri, avviene il consolidamento della memoria emozionale e procedurale. È come se il cervello mettesse in ordine la giornata, ripulendo e rielaborando le emozioni vissute».

Perché e quando si sogna

Contrariamente all'idea comune, non sogniamo solo in fase Rem: anche in altre fasi del sonno possono emergere attività oniriche, seppur più realistiche e meno fantasiose. «I sogni fantastici e irreali appartengono soprattutto al sonno Rem, mentre quelli più vicini alla realtà si collocano nelle fasi non-Rem.

In media, il primo episodio Rem compare circa 90-100 minuti dopo l'addormentamento ed è molto breve; con il proseguire della notte, le fasi Rem si allungano e diventano più intense. «Ecco perché gli ultimi sogni, tra le 4 e le 7 del mattino, sono i più lunghi e vividi».

Nei bambini, il sonno Rem occupa una quota molto maggiore della notte, regalando sogni ricchi di personaggi e scenari fantastici. Con l'età la percentuale diminuisce, e anche i contenuti diventano più sobri.

Il cervello onirico

Sognare è un processo neurofisiologico complesso. Quando il cervello entra in modalità onirica, alcune aree si accendono e altre si spengono: amigdala e ippocampo, sedi delle emozioni e della memoria, sono tra le più attive.

La corteccia prefrontale, che normalmente frena impulsi e pensieri illogici, riduce invece la propria attività: da qui la libertà immaginativa e la natura assurda dei sogni.

A livello elettrico, prevalgono le onde theta, che aprono una finestra di coscienza "senza censura", favorendo associazioni bizzarre e creatività.

Anche i neurotrasmettitori giocano un ruolo chiave. La dopamina contribuisce alla vividezza e al contenuto emotivo dei sogni; l'acetilcolina è cruciale per l'attivazione cerebrale durante la fase Rem; la serotonina e la noradrenalina, invece, calano drasticamente, favorendo lo scenario allucinatorio e la perdita del contatto con la realtà esterna.

Sogni ricorrenti e traumi

Non a caso i sogni ricorrenti sono spesso legati a stati emotivi non risolti. «Nel disturbo post-traumatico da stress – spiega Ferini Strambi – il trauma si ripresenta di notte, rivissuto e trasformato dall'attività onirica. Il sogno diventa un luogo in cui il cervello rimugina su ricordi ed emozioni depositati nella memoria emozionale».

In questi casi può intervenire il sogno lucido, la capacità di rendersi conto di stare sognando e persino di modificare la trama onirica. «È una tecnica complessa – aggiunge lo specialista – ma può aiutare a spezzare incubi ricorrenti e a gestire meglio il carico emotivo».

Quando i sogni anticipano le malattie

Un aspetto oggi cruciale per la ricerca riguarda il disturbo comportamentale del sonno Rme: chi ne soffre vive i propri sogni in maniera fisica, muovendosi o compiendo gesti violenti nel sonno. «È un disturbo che colpisce soprattutto uomini sopra i 50 anni – spiega Ferini Strambi – e che spesso anticipa di 10-15 anni l'insorgenza di malattie neurodegenerative come il Parkinson o la demenza a corpi di Lewy».

Il legame con le malattie neurologiche passa anche attraverso i neurotrasmettitori: «Il sistema dopaminergico, quello colpito nel Parkinson, è strettamente legato alla capacità di ricordare i sogni e alla loro intensità», sottolinea Ferini Strambi.

I sogni come specchio della società

Non tutto, però, è scritto nei neuroni. Studi recenti mostrano che il contenuto dei sogni riflette anche la cultura e l'ambiente. Popolazioni di cacciatori-raccoglitori, ad esempio, riferiscono sogni più minacciosi ma con finali catartici e socialmente solidali, a differenza dei sogni occidentali, più individualisti e spesso privi di risoluzione.

Tra scienza e mistero

Oggi le neuroscienze provano persino a "leggere" i sogni attraverso intelligenza artificiale e neuroimaging, anche se – avverte Ferini Strambi – «c'è un rischio di invasione della privacy. Il sogno resta uno spazio anarchico e originale, l'ultimo rifugio libero della mente».

Che siano specchio delle emozioni, allenamento evolutivo alle minacce o anticipatori di malattie, i sogni continuano a custodire un nucleo di mistero. E forse è proprio questa dimensione insondabile a renderli così affascinanti.

Fonte della notizia: www.ilsole24ore.com

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